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Cultura Fisica --- tanti anni fa :-))
Autore: AutoreRossella Pruneti
Inserito da: Inserito daRossella   Data:Data di inserimento 2005-02-18 19:16
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L??estetica relativistica? si annida tra le striature dei body builder.
di Rossella Pruneti


Sono dodici anni che la filosofia ? il mio ?mestiere?. E sono dodici anni che il body building ? il mio sport. Non ho mai vissuto in modo traumatico questi miei due settori della vita eppure talvolta capita che qualcuno rimanga perplesso.

Non solo perch? la maggioranza delle persone non sa cosa sia la filosofia, ma anche perch? non vede la possibilit? di conciliarla con il body building: i filosofi sono persone astratte, poco pratiche, poco funzionali.

Una delle prime scuole filosofiche dell?antichit? era quella dei cinici, i quali si battezzarono cos? poich? volevano vivere come cani: con pochi abiti (uno dei pi? famosi di loro, Diogene, si dice andasse in giro coperto da una ?botte?!), un tozzo di pane, un sorso d?acqua. Al contrario il body building ? visto anche dalla nostra occidentale civilt? dell?immagine e dell?apparire come un narcisista, troppo preoccupato di vestire bene, di alimentarsi bene, di integrare il proprio super fisico con ogni sostanza che viene fuori dalla combinazione dei 109 elementi chimici.

Eppure Platone teneva lezione nell?Accademia dove si praticavano esercizi fisici e Aristotele insegnava camminando su e gi? per il Peripato; Socrate addirittura andava a fare da spettatore alle gare sportive del tempo e tutti tenevano in somma considerazione gli atleti (veri e propri eroi).

I filosofi non sono come i poeti, come Leopardi e la sua disgraziata vita strozzata da una deformit? fisica, gobbo tra i libri della biblioteca di Recanati. Anzi, bisogna essere proprio filosofi per apprezzare quanto ? bello il body building.

Quindi cosa c?entra la filosofia con il body building? Cosa pu? trovare di bello ed interessante un filosofo nel body building ?

Non ? dato riconoscere la bellezza della filosofia e del body building a chi si limita ad una conoscenza superficiale e prevenuta.

Non si fa body building per un ideale di bellezza. O meglio, superficialmente sembra che si faccia body building per assomigliare all?ideale condiviso di bellezza, soprattutto per una donna.

Il ?mio body building? ? sempre stato improntato secondo il senso greco (e filosofico) del concetto di bellezza: come dispiegamento della volont?, come arte e tecnica per cercare di arrivare al bello e buono. ?Due cose mi riempiono di stupore e commozione: il cielo stellato sopra di me e la legge morale che ? in me?: sono pi? o meno le parole del filosofo tedesco Immanuel Kant che io tradurrei per i culturisti in ?Due cose mi riempiono di stupore e commozione (ossia le sensazioni che suscita nell?animo la Bellezza): la forza di volont? che ? in me e quello di buono che ? riuscita a fare per il mio corpo per mezzo dell?allenamento con i pesi (della sua disciplina e della sua tecnica come del suo stile di vita)?.

Il body builder ? bello fuori perch? bello dentro. Cos? facendo ho seguito un ideale soggettivo, mio personale, di bellezza. Penso che sia questo soggettivismo, o meglio, relativismo, che caratterizzi il concetto di ?bellezza? per i body builder: non ? altro che un ideale personale e relativo di bellezza. Infatti la donna body builder hard non piace alla gente della strada, ma si piace; il body builder ? visto come esagerato dagli altri, ma lui ? sempre alla ricerca del margine supplementare di miglioramento (tende al fisico perfetto sapendo di non poterlo mai raggiungere, come il filosofo ? amante della sapienza, non possessore della sapienza).

Il body building, agonistico ? una sottocultura per molti aspetti, non ultimo questo ideale di bellezza. Il gusto culturistico si forma e non ? spontaneo: all?inizio Rachel McLish non mi sembrava ?bella? nella parte superiore del corpo (troppo muscolosa per una donna) ma alla fine, in me come in ogni altro che ? appassionato, una vena suscita lo stesso stupore degli sbalzi con il bulino su un?opera d?arte. ? un?estetica da sottocultura, nel senso buono del termine.

Voglio sottolineare il soggettivismo ma allontanare l?idea che si tratti in definitiva di puro e semplice narcisismo: non mi piace fare da pubblico alle gare di body building, per me le gare o si fanno o non si fanno. Non ho il voyeurismo di osservare il fisico degli altri, n? il narcisismo di incantarmi davanti alla mia immagine specchiata.

Ho la soddisfazione della ricerca delle armonie, della pelle che struscia sul muscolo, della vascolarizzazione, del pompaggio, dell?acido lattico che mi indolenzisce il giorno dopo. La bellezza del body building la sente il body builder prima ancora che la veda specchiata davanti a s? o prima ancora che lo osservino gli altri.

Come la filosofia, dopo il periodo d?oro dell?et? classica in cui la bellezza era quella del body builder (basti fermarsi ad osservare tutte la produzione statuaria greca e quanto ne venne ripreso nell?Umanesimo e nel Rinascimento) il body building sta passando nel mezzo della temperie del relativismo: bisogna sapere che esistono diverse culture, quello che ? bello per noi non lo ? per gli altri e forse non abbiamo una comune base su cui accordarci. Il volume muscolare, il cutted, ripped, e shredded hanno significato ed esprimono bellezza solo nell?ambito e per la durata del sottogruppo che li ha elaborati, mostrati e ricercati.

Nel contesto di una gara chi sia l?atleta bello lo vedono tutti, ma per carit? non pensiamo che bello sia quello che vince per i giudici. Nel body building bello ? bello grosso, bello ? bello proporzionato, bello ? bello tirato, ? come le mode, come i vestiti a pois o a righe.

E talvolta non c?? ?uno schema concettuale comune? su cui discutere cosa sia bello o meno. Ma provare disprezzo davanti al corpo forgiato di un/una body builder d??lite ? come chiudere gli occhi per la vergogna davanti al Davide di Michelangelo. Sono opere d?arte: l?autore aveva il blocco di marmo informe e la sua idea in testa di quali colpi di martello avrebbero tolto e levigato la superficie per realizzare il suo relativo concetto di bellezza.

? cos? che il body builder posa sul palco non solo per sfoggiare il suo corpo in s?, per la carne, le vene e le proporzioni, ma si erge a statuaria dimostrazione che il corpo ? lo specchio delle nostre umane, perfettibili e relative aspirazioni e che l?uomo, pur tentando con ottimo successo, rimane in definitiva incapace di trascendere le proprie limitazioni, inclinazioni e abitudini corporee, personali e sociali.